Alcune delle famiglie più importanti hanno
dato il nome a luoghi e strade, quali: Le Porpore, Li Cuomi, Li
Candidi, Li Summonti.
Questi ultimi, dopo aver lungamente fatto
i pendolari per motivi di studio e di lavoro tra Furore e Napoli,
si trasferirono definitivamente nella capitale del Regno verso la
metà del 1400. Ma lasciarono quì la loro impronta di uomini probi,
costituendo una cospicua donazione in ducati, con le cui entrate
annue doveva maritarsi una "zitella povera e onesta di Furore".
I Furoresi erano, inoltre, tenuti a recare
alla dimora napoletana dei Summonte, in segno di gratitudine e di
rispetto, "tre rotola di ragoste, bone vive et aptea riceversi".
Finiva qui la ricompenza? Qualche maligno continua a pensare che
essa si estendesse alla nubenda, sotto forma di "jus primae
noctis", ma di ciò non si ha conferma.
Lo stemma dell'antica Terra Furoris Universitas
è rappresentato da uno scudo raffigurante una colonna d'oro in campo
azzurro.
Furore conta oggi quattro chiese: San Giacomo,
San Michele, Sant'Elia e Santa Maria della Pietà.
Le prime tre sono parrocchie; la quarta è
sede di un'antica confraternita, fra le più importanti e prestigiose
della diogesi.Vi sono poi alcune cappelle di origine gentilizia:
S. Giuseppe eretta dalla famiglia Florio; Sant'Alfonso, costruita
dai padri missionari Fusco; cappella della S. Croce, anticamente
appartenente alla famiglia Ferrajoli.
Nella chiesa di S. Giacomo, risalente all'XI
secolo, sono stati recentemente rinvenuti pregevoli affreschi di
scuola giottesca attribuiti ad Odorisio.
La chiesa di S. Elia Profeta, costruita intorno
al 1300, rimodernata nel 1474, conserva un trittico su tavola del
pittore Angelo Antonello da Capua, che lo dipinse nel 1482. Esso
raffigura la beata Vergine, S. Elia e S. Bartolomeo e rappresenta
l'opera pittorica più pregevole di tutta la Costa d'Amalfi.